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MI-VE - Tappa 12 a piedi (16/09/12) - Da Abano Terme a Polverara - 19,7 km

dom 16 Set 2012

L'energia smossa dal viaggio aumenta: più persone coinvolte, i giornali parlano di noi, chi ci viene incontro e si unisce a noi anche solo per mezza giornata, siamo produttori di energia, questo ormai è evidente.
Da Abano il paesaggio è in parte residenziale, appendici di Padova con villette a schiera (e si continua a costruire, contro ogni logica, con tutte le case vuote che ci sono in Italia...) alternato con antica campagna, casolari, fossi e argini di canali.

A pranzo ci fermiamo sul prato della chiesetta duecentesca di Pozzoveggiani. La signora Cristina, che abita vicino alla chiesa, ci porta con generosità bibite e cibo. Poi arrivano anche gli ospiti di stasera, Paolo e Lorena della Città degli asini, con una cesta piena di pane caldo, formaggio e verdure. Doveva essere un pranzo magro, visto che è domenica e i negozi sono chiusi, e invece ecco che dal nulla, grazie alle relazioni positive che nascono tra gli uomini, ecco che siamo in un allegro picnic sull'erba, ascoltando i racconti di Paolo, medico non convenzionale, oncologo che non accetta la logica della chemio, e ha una visione olistica della medicina, basata sull'uomo.

Dopo il lungo argine del Bacchiglione eccoci alla Città degli asini, vicino a Polverara.
Qui il nostro contributo di scambio ospitalità lo porta Massimo Montanari, con uno spettacolo che era stato organizzato nei giorni scorsi, dedicato alle sue filastrocche. Ci sono tanti bambini e tanti genitori, e il palcoscenico è il fienile. Massimo è istrione, fa ridere grandi e piccini, improvvisa e recita, legge filastrocche che hanno sempre un finale magico. Invita i bambini a usare la magia della fantasia, e a leggere libri, perché i libri volano, i libri sono come uccelli che volano nel regno della fantasia.
Poi il pubblico pian piano va via, e noi rimaniamo con i nostri ospiti a cena nella loro bella casa. E' una cena buonissima, e soprattutto vegetariana. Quindi vanno doppiamente ringraziati.
Perché la scelta vegetariana è uno dei requisiti indispensabili se si vuole passare dalle parole come "decrescita" ai fatti e all'azione. L'ha detto la FAO in una relazione già qualche anno fa, non lo dice qualche estremista, ma una agenzia governativa. Si deve invertire il processo perchè il mangiare carne è una delle azioni umane più deleteria per il nostro ecosistema. Più che l'inquinamento prodotto dalle automobili. La FAO dice che gli inquinamenti causati dall'allevamento della carne sono distruttivi in modo pesante sulle risorse, in primo luogo sull'acqua. Per produrre un chilo di carne ci vogliono ventimila litri di acqua, per produrre un chilo di cereali solo duecento. Poi ci sono tutti gli altri danni: deiezioni, metalli pesanti, distruzione del paesaggio, ecc.
Insomma la FAO dice che abbiamo pochi anni per scegliere di diventare vegetariani, e allora noi che vogliamo essere virtuosi dobbiamo farlo il prima possibile, non decrescere per obbligo ma per scelta. La decrescita se è per obbligo è infelice, se è per scelta è felice e consapevole.
Massimo propone come alternativa intermedia che si possa mangiare in futuro solo la poca carne derivante da animali autoprodotti, certo, è una scelta anche questa, ma comprare carne al supermercato, va detto sempre più chiaro, è un atto contro nostra Madre Terra. Grazie quindi a Lorena e Paolo per averci fatto riflettere su questo, e per la loro attività: la Città degli asini è una realtà virtuosa, tra le più interessanti a livello nazionale nell'uso degli asini come attività assistita, lavorano con disabili e altre persone in difficoltà, con uno staff medico completo a supervisionare il processo, serietà e passione traspaiono da ogni piega del loro lavoro. Bravi!

Ci viene a trovare in serata anche Maurizio di Piove di Sacco, domani mattina e per due giorni siamo in mano sua, ci hanno organizzato due giornatine cariche di inziative, incontri, conferenze stampa, e domani sono 24 km di cammino, speriamo di farcela!

Lukas Deepwalker


La Grazia dell’asino

Confesso che prima di questa esperienza non avevo mai preso in considerazione il mondo degli asini. E’ vero che nella regione in cui vivo questo tipo di equino,  specie nella sua forma ibrida del mulo è conosciuto sia nella passata tradizione agricola, sia per il suo impiego nel corpo degli alpini, ma è vero anche che in tempi più recenti è diventato abbastanza raro incontrare un asino da qualche parte, essendo ormai il cavallo dei maneggi l’unico equino più conosciuto.

Così quando già dalle prime ore della MiVeSlow mi sono trovata a tenere dall’altro capo della corda Greta, l’asina più giovane della nostra compagnia, sono stata costretta a dedicare un po’ di attenzione a questo animale. Il cavallo mi ha sempre intimorita, l’ho sempre percepito troppo alto e i pochi approcci che ho avuto con lui in passato non mi hanno tolto questa sensazione.

In questi giorni invece, sarà perché la presenza di Massimo l’asinaro, mi dava fiducia, sarà perché portare a turno i 4 asini non ha creato particolari imbarazzi o disagi a nessuno di noi, ho cominciato a pensare agli asini alla stregua di altri animali di affezione come il cane o il gatto. Di più, la vicinanza con l’asino mi dava un senso di tranquillità…o forse era una mia suggestione.

Osservando il loro incedere calmo, uno in fila all’altro ne ho colto l’eleganza, la docilità, la pazienza ma anche la risolutezza: quando si è trattato di attraversare il ponte di ferro, l’asino Gigi che ha paura del vuoto non ne ha voluto sapere di affrontare quella passerella che lasciava intravedere l’acqua del fiume.

Durante il cammino i ritmi asinini si sono mescolati ai nostri: gli spazi che ci hanno ospitato dovevano prevedere un posto anche per loro, le nostre pause pranzo erano condivise, noi un panino, loro l’erba, nello stesso prato.

Oggetti sconosciuti come gli abbeveratoi e il recinto portatili, la scopa e la paletta per raccogliere le cacche, i basti e le sacche su cui vengono caricati i nostri sacchi a pelo, mi sono diventati familiari. D’altra parte la familiarità con cui Massimo ed Eugenia (apprendista asinara) interagiscono con le quattro creature pelose dagli occhioni dolci è così spontanea che ha qualcosa di commovente. Gli asini ricevono e restituiscono le coccole e sembra che sorridano.

Anche per strada gli asini promuovono sorrisi e approcci: da veri mediatori delle relazioni, ci facilitano il dialogo e il confronto con i passanti, ma qualcuno esce apposta dalle case per parlare con noi, scattare fotografie con i bambini …e i grandi. Come Aldo, un cieco che ha voluto fare un pezzo di strada con noi per avere uno scatto assieme ai nostri amici dalle lunghe orecchie.

Quando siamo arrivati stasera alla Città degli asini è stato un altro ingresso in un mondo accogliente. Paolo Rossaro, medico, ha letteralmente aperto le braccia per ognuno di noi e la moglie Lorena Lelli ci ha raccontato la storia di questo posto nato nel 2006 con Mosè, un asinello arrivato in regalo.

Oggi questo è un centro sperimentale di formazione e ricerca sulle attività e terapie assistite con gli animali, in una visione davvero allargata di quelle che sono le relazioni tra le creature (Paolo usa proprio questo termine, indifferentemente per esseri umani o animali) del pianeta.

Insomma non avevo mai pensato che l’umile asino potesse avere una sua grazia e anche poteri terapeutici. Non avrei neppure pensato che la Grazia (cioè io) potesse affiancare uno di loro.

Ma ormai le nostre vite e quelle degli asini sono intrecciate e asini dai comportamenti umani si alternano a umani che si comportano come asini. L’altro giorno, per esempio, Giancarlo, nel tentativo di respingere un attacco di quelle che continua a chiamare femmine paturniose ha sferrato un calcio che mi ha procurato una botta al piede sinistro. C’è da dire che poi si  è fatto perdonare facendomi un lungo massaggio alla schiena.

Stamattina invece l’asino Gastone ha inaspettatamente morso Raffaella ad una gamba e il suo livido è ben più esteso del mio. Così la vittima sta pensando di perdonare il suo aggressore e chiedergli di farle un massaggio, in segno di pace. 

Maria Grazia Dal Pra'

(fonte)


Tante altre foto di questa tappa nel nostro album Facebook

Abbiamo ricevuto da Guido Ullula Alla Luna: Sulla strada per Venezia

La tappa di ieri si è arrichita di una video intervista di Guido Ulula Alla Luna e di un testo di Maria Grazia Dal Pra'

Ci sono anche nuovi testi di Raffaella Spadola: Zanzare, asini e filastrocche, Decrescendo da nord e Aggiungi un posto a tavola

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