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MI-VE - Tappa 09 a piedi (13/09/12) - Da Sant'Apollinare a Stanghella - 20 km

gio 13 Set 2012

Stamattina abbiamo ricevuto e letto tutti insieme questo messaggio che ci ha mandato Matteo, un amico di Bolzano:

Pensandovi in cammino lento verso Venezia vi invio questa bella frase sul camminare pronunciata ieri da don Gallo in vista a Bolzano:
"L'utopia è un viaggio, non importa avere una mèta, ciò che conta è CAMMINARE,
Insieme, uniti da interessi comuni e alla ricerca della pace." Don Andrea Gallo
Buon cammino,
Matteo


Dormire in un fienile è un piacere speciale. La paglia è morbida, il profumo è di pulito, e fuori piove...
giornata intensa oggi sul cammino...
doveva essere una tappa breve, e invece sono stati 20 chilometri.

Nel gruppo ci sono begli scambi di storie. Claudio Jaccarino, pittore e filosofo, mi racconta l'uso del pennello orientale, mi dimostra come si impugna e usa il pennello, braccio orizzontale e polso libero di fare segni in quattro direzioni. Mi racconta del pittore Zuccamara, del fatto che nel disegno orientale la prima regola è che non ci sono regole e poi a caduta seguono tutte le altre regole, gli apparenti non sensi orientali, pieni di grande saggezza. E mi racconta l'importanza del respiro, inspirando ci si raccoglie dentro se stessi ed espirando si traccia il segno sulla carta. Come la meditazione, in grande consapevolezza e presenza mentale. Usando la pancia, l'empatia e l'istinto, non la testa.
Ecco, l'utilizzo del pensiero empatico e e non la testa (il pensiero razionale) in tutte le arti e in tutte le nostre azioni, è un altro leit motif di questi giorni.

Si cammina in Polesine, lungo argini, campi di mais, e in paesi sonnecchianti. Secondo Mario, che ci ospita questa notte, non è vero quello che ci diceva Giovanni qualche giorno fa, il Veneto produttivo non sta qui di casa.
Il Veneto produttivo sta più su, verso Treviso, qui siamo in un territorio poco imprenditoriale, dove si pianta solo grano (e mais) che rendono poco. E dove la cultura contadina sta scomparendo, ma non c'è un'altra cultura da sostituirvi.
Insomma sul lato destro del Po si diceva che l'impresa si fa a Nord del Po, ma neanche a Nord dell'Adige ci si sente nel regno della produttività. Questo sfasamento di percezioni è interessante: dove sta allora la Produttività? Chi la vuole veramente? Che sia un grande mito, un bisogno indotto dall'esterno che non appartiene al carattere di questi popoli?
Ferraresi e rovigotti, e pure padovani, sono gente semplice, contadina, uscita da una tradizione in cui il "filos" (il ritrovo per parlare, tutti insieme come comunità) e il valore delle relazioni erano importanti... poi dall'esterno potrebbe essere arrivato il mondo virtuale dell'economia a mettere tutti in riga contro questa bella cultura millenaria?
Ipotesi interessante.

Sta di fatto che stasera l'ospitalità è calda, familiare a casa di Renata Favaro e Mario Gallina a Stanghella, metà strada tra Rovigo e Monselice, persone colte, artisti. Ma l'ospitalità è vera e sincera anche da parte del sindaco di Stanghella, Marco Soldà, che ci invita in una trattoria del paese, e ci raggiunge insieme all'assessore alla cultura, che sarà sua moglie tra due giorni. Auguri!
Ho donato due libri in bookcrossing a Renata e Marco (che stanno partendo con l'associazione "AsinOasi" per usare i loro asini in relazioni di aiuto): "Un anno a Walnut Tree" di Roger Deakin e "Passi che si incrociano" di Angela Seracchioli.
A domani

Lukas Deepwalker


Decrescendo da nord

13 settembre – Sant’Apollinare di Rovigo – Rovigo – Stanghella (20 km)

Terzo giorno di cammino della Milano Venezia Slow. (Benvenute vesciche, vi aspettavo!). Pare che il terzo giorno sia il peggiore, ma invece il cammino sembra ormai routine. Lo zaino è ormai incastonato sulle spalle, a turno abbiamo familiarizzato con gli asini, ci siamo assuefatti al paesaggio, che è piatto e rassicurante (è la pianura padana, baby!).
Un po’ per animare il cammino, un po’ perché le facce di chi ci vede passare sono curiose o divertite, non perdiamo occasione per trattenerci a parlare con le persone che incontriamo.
Spesso ci limitiamo a dire da dove veniamo e dove andiamo. Poi precisiamo che siamo un gruppo di persone da tutta Italia, che non ci conoscevamo prima del viaggio, ma che ci siamo incontrati per l’occasione. E si stupiscono sempre che ci sia anche “una dalla Sicilia” (neanche venissi da Marte). Poi, se vediamo che indugiano o hanno voglia di chiacchierare, scatta la nostra domanda a tradimento “Ha sentito parlare di decrescita? Sa cos’è la decrescita? Che cos’è per lei la decrescita?”. E in genere a questo punto schiacciamo il tasto Rec delle nostre videocamere, perché le risposte sono bellissime.

C’è la signora anziana che non sa cos’è la decrescita ma ci dice che fa le cose con calma, “pian pianino, e arrivo lo stesso insieme agli altri!”. C’è un vecchietto, che non ha sentito parlare di decrescita, ma va in bicicletta (e in fondo qui lo fanno tutti). C’è una signora che passa in macchina, si ferma e ammette di non sapere molto di decrescita “però adesso mi informo!”. C’è il tizio incontrato al campo di calcio che sa poco di decrescita ma è consapevole che “siamo andati troppo oltre”. C’è Gaetano, direttore generale di un comune ora in pensione, che invece è preparatissimo sull’argomento e afferma con sicurezza che le decrescita si può applicare “all’economia, alla morale e alla cultura”.
Mi viene voglia anche di fotografare tutti questi incontri, quasi di raccontare il viaggio attraverso i volti di chi ci incontra o ci guarda. La signora in bicicletta con il figlio in seggiolino. La suora incontrata su una strada di campagna. Un signore e una signora che da un balcone ci mostrano il giornale con l’articolo che parla di noi. Un signore che quasi non osa chiedere ma vorrebbe tanto una foto con gli asini.

Tutti sono in fondo divertiti, neanche vedessero passare il circo. Alcuni si mettono in posa, alcuni sono più naturali. Nessuno mi nega uno scatto. E due lacrimoni mi sono scesi giù quando oggi, in un giardinetto lungo il canale, ho visto un signore accanto a un uomo più anziano. Forse padre e figlio. O forse no. Due amici. Boh. In fondo che importa? Quando ho chiesto se potevo fare una foto si sono messi in posa. E l’uomo più giovane, d’istinto, ha abbracciato l’uomo più anziano. Voleva che nella foto venisse immortalato quell’abbraccio, quella relazione, quell’affetto. Un gesto in fondo semplice ed elementare. Di quelli che non costano nulla. E ho pensato che forse in fondo la decrescita può cominciare così. Ti fermi un attimo, abbracci chi ti sta vicino e magari ti fai scattare una foto.

Raffaella Spadola

(fonte)


Abbiamo appena pubblicato il video girato due giorni fa in cui intervistiamo Giovanni Dalle Molle

E alla tappa di ieri, da Ro a Sant'Apollinare, abbiamo aggiunto le nostre foto e il video girato al Centro Ippico L'Olmo

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