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MI-VE - Tappa 08 a piedi (12/09/12) - Da Ro a Sant'Apollinare - 17,6 km

mer 12 Set 2012

Grazie alla splendida collaborazione di Chiara Rossi che veglia su di noi da Milano, Monica Mainardi ci offre ospitalità presso il Centro Ippico L'Olmo consentendoci di evitare 8 km sotto il temporale imminente. Gli asini ospiti accanto ai cavalli e noi riceviamo un'accoglienza calda e spontanea con torte vino acquerelli e poesie.


Ieri Giovanni mi aveva detto: guarda come cambierà il paesaggio quando passerai il Po... in provincia di Rovigo si vede il lavoro, ci sono i capannoni industriali, il Veneto produttivo. Non è vero - dice Giovanni - che gli emiliani sono imprenditoriali, o per lo meno non lo sono i ferraresi. Se hai notato il territorio da questa parte del Po è ancora vergine, un paradiso in termini di decrescita.
Ma il problema è il rendersi conto del valore di questo: il dubbio di Giovanni è che i ferraresi, così come non sono stati abili nel saltare sul carro dell'industrializzazione, non siano altrettanto abili nel saltare sul carro più virtuoso della valorizzazione di un territorio che potrebbe essere dedicato al turismo sostenibile e all'agricoltura biologica. Così come invece fa Giovanni con la sua azienda, ma soprattutto con la sua passione.
Giovanni ha un pensiero eterodosso, per questo mi piace, e sono sicuro non piaccia a tutti. Amo le persone che hanno il coraggio di non piacere a tutti, esprimendosi liberamente.
Oggi abbiamo passato il Po: meno magico di come me lo aspettavo, immaginavo un ponte di barche con il mulino di Bacchelli sotto, il mulino non l'ho visto e lo stradone era una superstrada piena di camion con gli asini che erano costretti a scansarli, e non si sono mai spaventati, davvero bravi.
Di là siamo in Polesine, e di capannoni in realtà non ne ho poi visti tanti. Un mangimificio... Ma abbiamo cercato di passare in campagna, su stradelli e piccoli argini, così è stato anche piacevole arrivare alle porte di Rovigo.

Cambiamo argomento. I conflitti tra gli uomini sono uno degli argomenti di questi giorni. L'Uomo è sempre più complesso, sofferente, crea spesso conflitti. Come dice Thay il conflitto nasce quando non si riconosce la sofferenza nell'altro. Io soffro e penso che l'altro sia un mostro perché mi fa soffrire, soffro e quindi non vedo che anche l'altro soffre.
Ci ospita stasera una associazione reduce da un grosso conflitto, si chiama Equimondo; Monica ci dice una frase che mi colpisce, che mi fa pensare che qualcosa di buono lo facciamo: "Ci avete dato forza, con la vostra presenza".
Ci sarebbe piaciuto aiutarli in questo conflitto, a sanare, per la loro pace interiore.
Qualcuno dice che dovremmo portare l'argomento sui temi positivi.
Ma portare l'argomento sui conflitti, che sono sempre più diffusi in un mondo come quello a cui apparteniamo, anche del mondo di nicchia di chi vuole un mondo diverso, cambiare dentro e fuori di noi, ecco, secondo me sollevare l'argomento e portarlo all'attenzione è un atto positivo. Nella speranza di portare un seme a favore della pace: accettare l'altro e le sue contraddizioni è il primo passo per convivere. Accettare la diversità. Anzi, molto di più, preferire il pensiero differente al pensiero uguale.
A domani, che la Forza sia con voi

Lukas Deepwalker


Lungo il Po e le sue Valli
siamo arrivati qui tra i cavalli

per onore e grazia al'ospitalità
non devo dire mai tutta la verità

dirò quindi che sono belli
tanto i cavalli quanto gli asinelli

Così siamo tutti felici
e ringraziamo i nostri Amici

Ci hanno ospitato con una casa e un tetto
qui finisce la storia, buonanotte... A letto!

Massimo Montanari


Zanzare, asini e filastrocche

Secondo giorno di cammino della Milano – Venezia Slow. Da ben tre sere siamo divorati da zanzare grosse e arrabbiate come droni. Abbiamo dormito (o tentato di dormire) nell’ordine: sotto una tettoia nel parco agricolo urbano (Nuova Terraviva, Ferrara), su alcuni tappeti di uno spazio espositivo (Casa di Ro), negli uffici di un maneggio (Centro ippico l’olmo, Sant’Apollinare).
Siamo in cammino già da due giorni e la cosa più divertente è guardare le facce di quelli che ci vedono passare, una carovana di 14 persone e 4 asinelli. Chiaramente sono gli asinelli che spalancano il cuore delle persone (e a volte anche le porte delle loro case). La gente si avvicina per chiederci da dove veniamo, dove andiamo, a che gruppo apparteniamo. E si sorprendono quando rispondiamo che non stiamo facendo un pellegrinaggio religioso o un campo scout, ma siamo in cammino “per la decrescita”. Alcuni hanno già sentito parlare di decrescita. Addirittura c’è chi ha letto Latouche. E chi andrà alla conferenza Verso Venezia. Altri semplicemente si accostano a noi per fare due chiacchiere. Tutti ci offrono qualcosa. Ci regalano un sacchetto di carote per gli asini. Ci preparano un caffè. Ci fanno riempire le borracce con l’acqua fresca. Ci fanno raccogliere delle pere direttamente dall’albero. Ci stappano le bottiglie del loro vino per brindare insieme a noi.
Spesso è grazie agli asini che abbiamo incontrato chi ci ospita in questo viaggio. Fin qui Valeria Ferioli, del Centro Sociale Resistenza di Ferrara, uno spazio che accoglie il centro anziani, un gruppo studentesco e il Gas Città Nova. Andrea Gandini del parco Nuova Terraviva, un paradiso biologico immerso nella città di Ferrara. Giovanni Dalle Molle, della Casa Di Ro, un’azienda agricola biologica. Monica Mainardi del centro ippico Equimondo.
Ma anche passanti e curiosi. Un vecchietto che ogni anno cammina a piedi per 50 km sull’argine del Po, per ricordare la madre. La signora Anna, che ci ha cantato a squarciagola una canzone di Beniamino Gigli. Marcello, maresciallo dei carabinieri in pensione, originario di Modica, che qui nella Bassa si trova bene, “ma ogni tanto mi mancano i cannoli”.

Gli asini insomma danno l’impronta a questo viaggio. Non solo portano alcuni carichi per noi. Ma ci danno il ritmo. Ci impegnano. Ci divertono anche. Bisogna vederli, la sera, quando li scarichiamo e li liberiamo dai basti, come si rotolano a terra. In realtà lo fanno per asciugarsi, ma sembra invece che si buttino gambe all’aria per esprimere tutta la loro felicità. Massimo, dell’asineria Aria-Aperta, ci spiega come condurre gli asini, con la collaborazione di Eugenia, così a turno proviamo tutti. Ma Massimo non è solo un asinaro appassionato. È uomo di pancia e di cuore, che si intrattiene a parlare con tutti quelli che incontriamo lungo il percorso. È un ispirato poeta di filastrocche, che ci recita nelle pause durante il cammino. Le chiama “filastrocche da accarezzare” (in via di pubblicazione con Feltrinelli) e sono dedicate agli animali: c’è l’asino con le antenne, il cane caffettiera, il cavallo capellone. E infine Massimo è anche un asinaro speciale perché riesce a coniugare onoterapia ed enoterapia, nel senso che è sempre pronto ad aprire una bottiglia di vino per riscaldare l’atmosfera. E camminando, a lungo, zaino in spalla, vi assicuro che ce n’è bisogno!

Raffaella Spadola

(fonte)


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